Sarà pure considerata illegale in Italia in molti contesti, ma la cannabis pare avere particolari doti, specialmente per il trattamento del dolore.
Lo rivela uno studio condotto da un team di ricercatori americani del Center for Medicinal Cannabis Research guidati da Igor Grant. Al momento sono stati cinque gli studi clinici conclusi, mentre altri sono ancora in corso, ma già dai primi risultati è emerso qualche dato rilevante.
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Studi clinici e primi risultati
Durante uno degli esperimenti, ad alcuni volontari i medici hanno somministrato un placebo e ad altri piccole quantità di cannabis. I risultati sono stati evidenti: la cannabis si è dimostrata efficace nel ridurre il dolore provocato da diverse malattie del sistema nervoso, tra cui la sclerosi multipla.
Potenziali applicazioni per malattie gravi
Tra i risultati più promettenti, vi sono quelli relativi alle malattie come l’AIDS e il cancro. Tuttavia, per confermare tali benefici, i medici sottolineano la necessità di ulteriori studi.
Il dottor Igor Grant ha spiegato:
“Ci siamo concentrati sulle malattie in cui le attuali conoscenze della medicina non forniscono rimedi utili, e la cannabis, in alcuni di questi casi, si è rivelata molto efficace”.
Ha inoltre evidenziato i risultati raggiunti:
“La cannabis può essere utile per alleviare efficacemente i dolori provocati da selezionate sindromi, lesioni, malattie del sistema nervoso e spasmi causati da patologie come la sclerosi multipla”.
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La situazione attuale: nuove ricerche e regolamentazioni
Negli ultimi anni, diversi studi hanno confermato il potenziale della cannabis terapeutica, portando alcuni paesi a legalizzarne l’uso medico. In Italia, l’uso della cannabis per scopi terapeutici è regolamentato dal Ministero della Salute e può essere prescritto per trattare condizioni come dolore cronico, epilessia e nausea da chemioterapia.
Sebbene sia ancora presto per dire se la cannabis diventerà un farmaco di uso comune per problemi come il mal di testa, gli sviluppi delle ricerche suggeriscono che potrebbe avere un ruolo sempre più importante nella medicina del futuro.